
Ti sei mai sentito in apnea, soffocato dai tuoi stessi pensieri?
L’overthinking, ovvero pensare troppo (definito anche ruminazione mentale) è uno dei sintomi principali dell’ansia.
A volte è costituito da una rete fitta di preoccupazioni, mentre altre volte è determinato da un pensiero fisso, che batte imperterrito appropriandosi di tutte le energie che abbiamo a disposizione.
Questo pensiero può diventare talmente assillante da sfociare talvolta in una patologia denominata “dubbio patologico”. Nel libro Cogito ergo soffro, Giorgio Nardone (fondatore del Centro di Psicoterapia Strategica) spiega come a volte rimaniamo incastrati in iper-razionalizzazioni che anziché semplificare il problema, lo complicano soltanto. Ci perdiamo nel problema e vi rimaniamo bloccati.
Visto che è ovvio che questo processo crei così tanta sofferenza, perché continuiamo a farlo?
Da uno studio condotto all’Università di Yale da Susan Nolen-Hoeksema, è emerso che la ruminazione è “la tendenza a rispondere ad un disagio focalizzandosi sulle cause e sulle conseguenze dei propri problemi, senza intraprendere nessuna azione di problem-solving concreto.”
In pratica siamo fortemente convinti che per poter risolvere un problema sia necessario pensare il più possibile al problema o alla situazione specifica.
Ma in realtà l’errore sta proprio qua, perché è proprio questa tendenza a focalizzarsi sulla natura delle problematiche, a trasformare il normale flusso di pensieri in un turbinio logorante che crea sofferenza.
In questo caso, infatti, i pensieri continuano a battere, sempre uguali e ripetitivi, senza lasciare spazio all’azione e alle attività di problem-solving. Mentre è proprio l’azione la chiave per accedere al cambiamento.
Se il turbinio dei tuoi pensieri ti sta bloccando dall’agire, puoi aiutarti facendo un elenco su un foglio di tutte le azioni utili per uscire da una determinata situazione.
Mettere per iscritto le varie alternative ti permetterà di fare chiarezza nei tuoi pensieri e decidere con lucidità quali azioni puoi intraprendere.
Se invece i tuoi pensieri diventano talmente invasivi da impedirti di svolgere le normali attività quotidiane, può essere necessario rivolgerti ad un terapeuta che ti aiuterà ad individuare gli strumenti utili per recuperare la serenità.
Dott.ssa M. Alice Salonis
Riferimenti bibliografici:
Nardone, G., De Santis, G. (2010) Cogito ergo soffro. Milano: Ponte delle Grazie.